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Un viaggio nel cuore più autentico del Niger, tra villaggi saheliani, città carovaniere e culture nomadi rimaste profondamente legate alle tradizioni del deserto. Partendo da Niamey, capitale multiculturale affacciata sul grande fiume Niger, attraverseremo mercati locali, territori Tuareg e paesaggi semi desertici fino a raggiungere Abalak, nel cuore del Sahel nigerino.
Lungo il percorso visiteremo villaggi tradizionali Hausa, antichi mercati regionali e luoghi ancora profondamente legati alle culture animiste e pastorali dell’Africa occidentale, entrando in contatto con comunità Tuareg, Peul e Haussa che continuano a vivere seguendo ritmi e tradizioni ancestrali.
Il cuore del viaggio sarà l’esperienza del Gerewol, il celebre festival dei nomadi Bororo/Wodaabe, uno degli eventi culturali più affascinanti e autentici del continente africano. Per tre giorni assisteremo ai preparativi della festa, alle danze rituali, ai canti ipnotici e alle iconiche gare di bellezza maschile, in cui i giovani Wodaabe si esibiscono truccati con colori vivaci, gioielli e abiti tradizionali per conquistare l’attenzione delle donne del villaggio.
Vivremo un’atmosfera fuori dal tempo, fatta di musica, rituali e incontri nel cuore del Sahel, tra accampamenti nomadi, mercati del bestiame e paesaggi attraversati da zebù, greggi e carovane.
Il viaggio proseguirà poi verso la mitica Agadez, antica città carovaniera conosciuta come “la porta del Sahara”, storico crocevia delle rotte transahariane e simbolo della cultura Tuareg. Tra architetture in banco, atmosfere desertiche e tradizioni millenarie, Agadez rappresenta ancora oggi uno dei luoghi più iconici del Niger.
NIAMEY: è la capitale del Niger, nonché prima città del paese per dimensioni e importanza culturale ed economica
ABALAK: centro principale della popolazione Tuareg
TAHOUA capoluogo del Niger e importante snodo commerciale. E’ nota per i suoi souk tradizionali e come base per esplorare l’Aïr.
GEREWOL: è un annuale corteggiamento rituale concorso tra i nomadi Bororo del Niger
DOSSO: paese degli Zerma. Importante la Riserva Faunistica Parziale di Dosso e il Palazzo del Capo della Provincia di Dosso
NIGER: l’omonimo fiume ricco di vita e cultura
DOMENICA 20 SETTEMBRE 2026
Arrivo all’aeroporto di Niamey in mattinata ed incontro con la guida parlante Italiano. Niamey è la capitale del Niger nonché la prima città del paese per dimensioni e importanza culturale ed economica. La città sorge sul fiume Niger, prevalentemente sulla riva destra, in una regione di coltivazione di arachidi. L’industria manifatturiera riguarda in particolare mattoni, prodotti in ceramica e tessili. Niamey venne probabilmente fondata nel XVII secolo, era un centro minore fino a quando i francesi non vi costruirono una postazione coloniale intorno al 1890. Nel 1926 Niamey divenne la capitale del Niger; la sua popolazione aumentò gradualmente, da circa 3.000 unità nel 1930, a circa 30.000 nel 1960, salendo a 250.000 nel 1980 e – secondo le stime – a 800.000 nel 2000. La principale causa di tale incremento è stata l’immigrazione verificatasi durante i periodi di siccità. Oggi e tipica la capitale africana sulla sponda del fiume Niger, abitata da tutte le etnie del grande fiume africano, le sue principali attrazioni sono il villaggio degli artigiani Wadata e il museo nazionale del Niger. Sistemazione in hotel a Niamey.
Trattamento di solo pernottamento.
LUNEDÌ 21 SETTEMBRE – 2026
Sveglia presto e colazione in hotel. Partenza per Dosso, visitando i piccoli villaggi di etnie diverse ed i mercati alla frontiera con la Nigeria. Si prosegue verso Dogondoutchi, dominata a nord da una grande collina da cui prende il nome. La città si estende lungo il Dallol Maouri (valle del fiume intermittente) tra il Sahel e la savana, ed è considerata la capitale culturale della regione di Arewa, culla del sottogruppo Mawari, l’ultima popolazione animista tra gli Hausa. Arriveremo a Birnin Konni, cittadina nota per la sua architettura rurale ed i tradizionali granai. La vicinanza alla frontiera con la Nigeria ha favorito lo sviluppo di una discreta attività commerciale. Birnin Konni è nota per la sua architettura rurale, tra cui i tradizionali granai Haussa con le loro forme arrotondate simili a grandi uova d’argilla. Pernottamento in hotel a Birni n’Konni. Trattamento di pensione completa.
MARTEDÌ 22 SETTEMBRE 2026
Colazione in hotel e partenza per “Yaama”, un villaggio nella regione semi desertica del Niger. Anche dopo più di 60 anni di colonizzazione francese (terminata nel 1960) l’area è notevolmente incontaminata da influenze esterne. Così, quando il villaggio decise nel 1962 di costruire una Moschea in cui tutti potevano radunarsi per la preghiera hanno scelto di usare metodi tradizionali: ognuno ha dato un contributo, dal proprietario terriero che ha donato il sito, alle persone che hanno fatto mattoni di fango, portato l’acqua e raccolto legna. Inizialmente, la moschea era una semplice e severa sala ipostila. Nel 1975-1976 la struttura originaria del tetto fu sostituita da una serie di volte in legno curvato ricoperte di fango (un metodo non tradizionale alla regione ma adattato da modelli visti da Barmou durante il suo pellegrinaggio attraverso l’Africa alla Mecca). Allo stesso tempo, una delle colonne è stata rimossa per consentire la costruzione di una cupola più o meno centrale su una radura tra la foresta di colonne ipostili. Nel 1978 furono costruite torri ai quattro angoli e negli anni successivi furono costruite gallerie tra di loro. Dopo questa visita delle moschee di Yaama avremo l’occasione di visitare il mercato di Badaguicheri, molto importante nella regione del Ader dove convergono tutte le popolazione del Niger per una giornata di commercio e scambio.
Pranzo a Tahoua, capoluogo della regione del Ader, e successivamente proseguiremo per Abalak, città fondata dai Tuareg di Tagaraygarai. È collocata nel nord-est del paese, nella regione del Sahel, savana arida, in via di desertificazione che confina con il limite meridionale del deserto del Sahara, dove la siccità può causare problemi di carestia. Non è raro incontrare mandrie di zebù e greggi che si abbeverano nelle “mares”, gli stagni lasciati dalla stagione delle piogge, e talvolta piccole carovane di dromedari e animali da soma carichi di masserizie con cui si spostano le famiglie di nomadi Peul e Tuareg. La popolazione di Abalak è costituita da Haussa, Tuareg e Arabi, Peulh (bororo). Pernottamento nel camping in hotel o campo ad Abalak. Trattamento di pensione completa.
MERCOLEDÌ 23 – GIOVEDÌ 24 – VENERDÌ 25 SETTEMBRE 2026
Incontro con il capo tribù dei bororo che ci accompagnerà nella zona dove sarà l’accampamento borroro per assistere ai preparativi della festa. I Bororo dediti per lo più ad attività agricole e pastorali e al commercio. Storicamente la presenza di un’oasi ne ha fatto un punto di incontro per le popolazioni nomadi del deserto. Nei pressi esiste un lago artificiale, con le sue rive coltivate di mais, miglio, cipolle, cavoli, a conferma che la presenza di acqua abbondante crea miracoli.
Esso è il punto privilegiato per gli scambi di notizie e di merci, il mercato del bestiame del giovedì, che si tiene un po’ fuori dal centro abitato è uno spettacolo di colori e suoni. Il pittoresco mercato è abituale luogo di ritrovo e di scambi commerciali di nomadi Peul (Bororo), Tuareg e Haussa, contesto pressoché intatto di genti, costumi e tradizioni, che visiteremo nel cluò del suo evento settimanale.
Chi assiste ad un Gerewol si trova catapultato in una dimensione senza tempo e l’appuntamento annuale del Gerewol è per i locali un evento da non mancare. Sistemazione il campo tendato. Tempo a disposizione per assistere ai preparativi della festa. La fase del trucco e la preparazione dei costumi è estremamente accurata. Truccati ed abbigliati in modo esuberante, i giovani daranno vita ad una cerimonia fatta di danze sensuali e sguardi ammiccanti. Il culto della bellezza, insieme a quello del bestiame e della famiglia, è infatti uno dei cardini delle comunità Peul e Wodaabe.
Questo evento rimane l’occasione per i nomadi, dispersi nel corso dell’anno nelle assolate distese del Sahel, di ritrovarsi. Spiriti liberi e attaccati solamente al bestiame, con cui si identificavano al punto da chiamare i figli con i nomi dei tori e delle mucche favorite, si sono convertiti in gran parte all’islam ed hanno poi abbandonato la vita nomade per diventare agricoltori ed allevatori di mandrie.
Una piccola parte, invece, ha mantenuto intatte le antiche tradizioni scegliendo la vita nomade ed ha conservato un grande attaccamento agli armenti e, in particolare, per lo zebù, un bovino dal mantello color mogano con grandi, elegantissime corna bianche. Sono anche chiamati borroro, un nome ispirato dal bestiame che vuol dire “quelli che non si lavano e vivono nella macchia”, o Mbororo, termine dispregiativo derivato da “mborooli”, nome dello zebù in lingua fulani.
Invece loro con orgoglio si fanno chiamare Wodaabe, il popolo del tabù. Per i borroro non c’è bisogno di gerarchie, schiavi o sultani come per i Tuareg per i quali hanno una specie di repulsione atavica. Corpo dritto e slanciato, grandi occhi, fronte alta e denti bianchissimi, sono questi i canoni di bellezza di un nomade Wodaabé. Anche le donne hanno dei lineamenti dolci ed ingentiliti da gioielli e monili che le rendono ancora più accattivanti; le cicatrici sul volto e ai lati della bocca segnano l’appartenenza ad un determinato clan e proteggono dagli spiriti malvagi. Per entrambi i sessi c’è molta libertà sessuale, e anche dopo il matrimonio possono avere rapporti con estranei purché di bell’aspetto.
Il Rumme è la danza di benvenuto e rappresenta una sorta di saluto rivolto ai gruppi che partecipano all’evento. I giovani danzatori, spalla contro spalla e mano nella mano si muovono lentamente formando un grande cerchio. Al centro gli anziani li incoraggiano battendo le mani e intonando una nenia che sembra non avere fine mentre all’esterno, le fanciulle occhieggiano interessate.
La cerimonia prevede una gara di bellezza maschile e la scelta del partner. E’ una scena piuttosto comica ai nostri occhi, in quanto i maschi, per “farsi più belli”, fanno smorfie col viso, storcono la bocca, sorridono mostrando i denti, strabuzzano gli occhi, nella speranza di sembrare più belli. Questa cerimonia, chiamata “yake”, è una danza il cui nome significa “compagni della stessa classe d’età” e vi partecipano tutti quelli che discendono dalla stessa linea di parentela. I giovani indossano una tunica amorevolmente ricamata dalle donne durante i mesi di transumanza nelle assolate piste del Sahel.
Il Gerewol nello specifico è invece una danza di guerra con grandi volteggi e rotear di spade che, talvolta, viene inserita durante lo yake. I giovani si presentano in un unico fronte compatto avanzando ed indietreggiando con passi leggeri e ritmati. Pesanti cavigliere (l’unico strumento musicale) ritmano il cadenzare della danza, che con il passare delle ore si fa più frenetica. Alcuni danzatori abbandonano il gruppo e, mulinando ritmicamente il bastone da mandriano e l’ascia si spingono in avanti per farsi ammirare. Durante il Gerewol i maschi dedicano cure scrupolose e maniacali al loro aspetto e la giornata viene spesa davanti ai piccoli specchi nel ritocco del trucco e dell’acconciatura. Pernottamento nel campo tendato ad Abalak. Trattamento di pensione completa nel campo.
SABATO 26 E DOMENICA 27 SETTEMBRE 2026
Colazione del 7° giorno nel campo tendato. Dopo tre giorni di festa, si parte al mattino per la mitica città carovaniera di Agadez, capitale dell’Aïr conosciuta come “la porta del deserto”, fu fondata circa nel 1300. Dal 1449 divenne un sultanato ed ancora oggi questa figura dirige le varie controversie e questioni sottoposte al suo ordine. Le tribù Tuareg furono sedentarizzate nella città, che divenne il loro principale centro urbano nonché un importante crocevia carovaniero e punto d’incontro tra le popolazioni nomadi del Sahara: i Tuareg dell’Aïr, i Tubu del Kaouar e le popolazioni sedentarie haussa, di origine subsahariana, un tempo insediate nell’Aïr e oggi stanziate nella savana meridionale. 7° giorno: sistemazione in hotel ad Agadez in pernottamento e prima colazione – 8° giorno: sistemazione e pernottamento a Tahoua con trattamento di pensione completa.
LUNEDÌ 28 SETTEMBRE 2026
Dopo colazione partenza per Birnin Konni. L’economia di questa regione si basa sull’allevamento del bestiame e su un’agricoltura di sussistenza; frequenti saranno gli incontri con pastori nomadi e sedentari di diverse etnie lungo il percorso ed in particolare nei villaggi. A Tahoua si dirigono perlo più le genti Fulani e Tuareg per i loro scambi e le compravendite. Nei pressi di Birnin Konni, il borgo di Massallata custodisce gelosamente la tradizione Dell'”Arnawa de Malassata”, una pratica quotidiana di riti animisti. Proseguimento per Dogondoutchi è la zona di confluenza di tutte le culture del Niger; per la sua posizione geografica, si trova a cavallo delle regioni di lingua zarma a ovest e delle aree di lingua Haussa a est. Dogondoutchi è una città dove si parlano e si trovano tutte le lingue del Niger e dove risiede Il grande Baoura, capo animista di Bagagi.
Il villaggio di Bagagi si trova a nord della città di Dogondoutchi, capitale di Arewa. Oggi la sua popolazione, soprattutto giovanile, è musulmana, tuttavia gli anziani hanno sinceramente mantenuto la forte tradizione animista ereditata dalla notte dei tempi. Baoura, il leader animista, viene eletto dopo una cerimonia rituali villaggi. Arrivo nel pomeriggio a Dosso paese degli Zerma, con il palazzo di Djermakoye, il capo provinciale: puoi ammirare l’architettura Haussa, la facciata con motivi floreali dipinti e i colonnati interni che sostengono le volte Haussa.
Un bellissimo insieme architettonico moderno sulla strada principale ospita il centro dell’artigianato che offre lavorazioni locali tra cui le famose coperte intrecciate. Dosso è soprattutto un crocevia verso il Benin passando per la regione di Dendi, la punta meridionale del Niger dove si trova la città di Gaya sulle rive del fiume. Molti residenti della regione e della capitale prendono la strada asfaltata da Gaya per raggiungere il mercato di Malanville in Benin. Vi si trovano tutti i manufatti provenienti dal porto di Cotonou. Il Dendi è l’area più meridionale, unica in Niger per il suo clima tropicale: qui la stagione delle piogge è prolungata con oltre 800 mm di acqua all’anno, vegetazione rigogliosa e colture tropicali come frutta e tuberi. Da non perdere la Riserva Faunistica Parziale di Dosso e il Palazzo del Capo della Provincia di Dosso.
Arrivo, sistemazione e pernottamento in hotel a Dogondoutchi. Trattamento in pensione completa.
MARTEDÌ 29 SETTEMBRE 2026
Arrivo in mattinata nella capitale del Niger, Niamey, mattinata libera per la visita della città e trasferimento in hotel in day use. Nel pomeriggio visita della città con utilizzo del minibus per gli spostamenti. L’origine di Niamey è incerta: villaggio di pescatori Songhai per alcuni, villaggio di agricoltori Fulani e Maori per altri. Si dice che il nome derivi da un albero “Niamey pour Nia” che in Djerma significa “la riva dove l’acqua è percorribile” Per via della sua posizione, lontana dalle più importanti piste commerciali, fu ignorata da grandi esploratori come Heinrich Barth, che pur si fermarono ad esplorare altre zone del paese. Inizialmente scelta come capoluogo amministrativo della Francia nel 1903 per la sua vicinanza con il fiume Niger ed il grande mercato che si trovava nelle prossimità, rimase in secondo piano rispetto alla più centrale Zinder dal 1911 al 1926, quando divenne definitivamente la capitale. Ha conosciuto il suo sviluppo negli anni ’40 ed è oggi Capitale popolosa e multietnica con una parte amministrativa e residenziale separata dal centro città dedicato al commercio.
Camera a disposizione in day use, cena libera e trasferimento in aeroporto. In base all’orario di partenza del vostro volo, transfer privato all’aeroporto in tempo utile per il volo di rientro in Italia.
QUOTA PER PERSONA IN DOPPIA – VOLI INTERNAZIONALI ESCLUSI
DA € 3.550 con guide locale in italiano + 1 accompagnatore ZeroConfini dal 6° partecipante
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